MORENICA

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WE USED TO BE LOVERS

Domenica 29 settembre 2013 h 19.00 -Area di Santo Stefano – Chiaverano
WE USED TO BE LOVERS
Progetto e drammaturgia: Francesca Cola
Coreografia e studio del movimento: Francesca Cola, Giulia Ceolin, Tommaso Serratore

Uno show che mescola danza, suoni e teatro.
Il corpo immerso nel paesaggio , suoni rubati all’ambiente e alla quotidianità e al cantautorato italiano (Tenco, Ciampi e Modugno) in un altrove di grilli e luci lontane.

 

Volvon
danza in natura
Ingresso 5€

 

 

Progetto e drammaturgia                    VOLVON – Francesca Cola
Coreografia e studio del movimento   Francesca Cola;Giulia Ceolin
Ricerca semiotica e drammaturgia       Lorenzo Rulfo, Francesca Cola
Ricerca dell’imagine                            Enrico De Santis – Progetto Bifronte
Performer                                           Francesca Cola, Giulia Ceolin, Giorgio Bevilacqua, Alessandro Salvatore, Annalisa Spurio Fascì, Tommaso Serratore, Davide Tagliavini, Michela Fattorin, Luana Semenza, Michela Cotterchio, Monica Michela Pirrone.
Composizione e installazione sonora  Davide Tomat; Gabriele Ottino
Light designer                                    Meccano Mutated Materials

Produzione: VOLVON-Superbudda Studio-Progetto Bifronte-Sostegno alla ricerca Officine Caos Torino

La compagnia Volvon è formata da coreografi e performer che per origine o per adozione, hanno un forte legame con il territorio di Ivrea e dintorni.

A loro lo spazio per dare vita al paesaggio morenico in una location suggestiva come l’area intorno alla chiesa di Santo Stefano di Chiaverano.

Il lavoro, ideato dalla danzatrice eporediese Francesca Cola, è compreso tra una radicale indagine coreografica sul gesto e il movimento, lo studio del corpo immerso nel paesaggio, la ricerca

drammaturgica non necessariamente narrativa e la spazializzazione del suono.

Il lavoro risponde all’urgenza di affrontare la tematica della relazione tra corpi, tra corpi nel e con lo spazio e tra i corpi e suono, corpi intesi come possibili sistemi generatori di senso e del linguaggio utilizzato per trovare possibilità di comunicazione all’interno della relazione stessa. La necessità di approfondire lo studio del rapporto tra semiotica, estetica, sensorialità e corpo nello spazio urbano e non urbano, nel suono e nella luce.

Il  progetto parte da un training fisico costruito secondo i dettami dell’anatomia esperienziale, a cui si aggiunge un’articolata ricerca sonora che spazia dal field recording (campionatura di suoni “rubati” all’ambiente e alla quotidianità) al cantautorato italiano (Tenco, Ciampi, Modugno), fino alla manipolazione di tracce e melodie realizzata in tempo reale. Il tutto sostenuto da un attento studio della luce che, ispirandosi al Roland Barthes de “La camera chiara”, mira a “rivelare l’immagine” attraverso l’azione delle fonti luminose, trasformate in vere e proprie coprotagoniste nello spazio (in questo caso la luce è quella naturale).

Danzatori, attori, light designer e musicisti, dunque, si muovono e interagiscono (fra loro e con il pubblico) delineando sulla scena quella dialettica di pieni e vuoti che è, in definitiva, la modalità con cui ognuno di noi si rapporta a se stesso, agli altri, allo spazio, al mondo.

 

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